Articolo pubblicato su Bio Guida il 15 dicembre 2013

Un tempo, l’uomo conosceva solo la luce del sole e quella del fuoco: le sue attività si svolgevano prettamente all’aperto e si ritirava per riposarsi, scaldandosi e illuminando i suoi ambienti con il fuoco.

La luce solare determina il più importante processo di trasformazione che permette la vita sul nostro pianeta, grazie al quale le piante fotosintetiche assorbono energia luminosa, che convertono in energia chimica potenziale. Partendo da composti inorganici semplici, come l’anidride carbonica e l’acqua, esse formano sostanze organiche (glucidi, ecc.), che costituiscono i composti della materia vivente, vegetale e animale.

L’uomo trova il proprio cibo ideale nel regno vegetale, in frutta, verdura, cereali e semi, che hanno assorbito la luce per giungere a maturazione. La sua vitalità dipende in gran parte dalla quantità di luce a cui è esposto e dalla quantità assorbita dagli alimenti di cui si nutre.

Lo stile di vita moderno, profondamente mutato, ha portato gran parte dell’umanità a condurre un’esistenza al chiuso, in ambienti dove i vetri delle finestre schermano (per legge) i raggi ultravioletti. In questi luoghi, le fonti luminose artificiali hanno uno spettro ridotto e con molte frequenze distorte. Questo stile di vita è peggiorato da un’alimentazione basata su prodotti conservati, a scapito di quelli freschi e stagionali, portando al mancato adattamento dell’organismo alle variazioni dell’intensità della luce solare in rapporto ai ritmi stagionali.

Dobbiamo, quindi, proteggerci dal sole? In realtà, l’esposizione ai raggi solari può avere effetti negativi solo quando ci si espone in modo scorretto, magari dopo mesi trascorsi in ambienti interni illuminati con luci artificiali, passando dal chiuso all’aperto senza gradualità. Una volta preparati e adattati, il sole è nostro amico e possiamo solo beneficiarne.

Per effetto di alcuni studi molto discutibili, promossi da multinazionali che hanno investito cifre impressionanti in sponsorizzazioni e convegni, probabilmente per convincere i medici a prescrivere prodotti per difendersi dal sole, si è giunti alla convinzione che i raggi ultravioletti siano nocivi per l’uomo. Questo ha favorito solo chi può trarre vantaggio nel mantenere la popolazione a un livello precario di salute.

I costi per gli studi sugli effetti terapeutici della luce del sole non sono mai stati eccessivamente elevati, e moltissimi ricercatori vi si sono dedicati per puro spirito di ricerca, pur non essendo finanziati da alcuna multinazionale farmaceutica. A tal proposito, esiste una bibliografia tanto vasta quanto sconosciuta. Purtroppo, ai costi della ricerca scientifica vanno aggiunti quelli necessari per rendere noti i risultati a medici e popolazione, e solo aziende molto potenti possono permettersi di investire capitali per pubblicizzare i risultati ottenuti e la reale o presunta efficacia dei propri prodotti.

Quasi nessuno, oggigiorno, sia in ambito medico che no, è al corrente del fatto che vi siano moltissimi studi pubblicati sugli effetti terapeutici della luce solare e che la carenza di esposizione alla luce solare, o la sua distorsione, può causare disturbi emozionali e comportamentali: depressione, picchi di aggressività, sindrome da fatica cronica, disturbi del sonno, osteoporosi e malformazioni scheletriche, riduzione drammatica dei livelli di testosterone nell’uomo, psoriasi e acne, aumentando inoltre gli effetti negativi delle sostanze chimiche tossiche con cui l’organismo deve confrontarsi.

In pochi sanno che un ricercatore italiano, l’ingegner Fabio Marchesi, ha condotto una ricerca relativa agli studi sugli effetti della luce solare sull’organismo umano, pubblicata nel testo “La Luce che Cura”. In questo piccolo ma prezioso libro sono riportati i riferimenti agli studi pubblicati a livello mondiale, che dimostrano la relazione fra l’esposizione a fonti luminose artificiali e il melanoma maligno, mentre questo non risulta affatto in relazione con l’esposizione ai raggi solari, quanto piuttosto con l’utilizzo di creme con filtri solari. I lavori riportati smentiscono nettamente anche un nesso fra la diminuzione dello strato di ozono e il tumore della pelle. Sono citati studi che correlano la cataratta a un’alimentazione basata su cibi ricchi di grassi saturi e sostanze chimiche ossidanti, non all’esposizione al sole, che, anzi, può migliorare questo problema agli occhi.

La scienza, quella che ha come obiettivo la ricerca della verità e che è portata avanti da ricercatori guidati dall’interesse per il bene comune, deve confrontarsi con i colossi della “nuova scienza delle multinazionali”, il cui esclusivo interesse è l’incremento dei propri profitti. Questa scienza dovrebbe trasformarsi in coscienza del singolo individuo, che autonomamente pone come obiettivo la propria salute, efficienza e vitalità.

Ognuno, oggi, ha la possibilità e la capacità di autodeterminarsi e decidere cosa sia meglio per sé in termini di salute. Se sceglie passivamente di assumere farmaci e pessimo cibo, di trascorrere ore davanti alla TV e di accettare passivamente le indicazioni altrui senza verificarne la consistenza reale, questa è una sua responsabilità.

Ognuno di noi può scegliere. Può decidere di dare al proprio corpo il meglio, volendo prima capire cosa ciò significhi, cercando da solo la verità e godendo dei benefici delle proprie scelte. Può scegliere di rispettare sé stesso rispettando i ritmi della Natura, pur all’interno della società nella quale vive, frutto di scelte (o “non scelte”) comuni che in parte hanno sovvertito tali ritmi. Può scegliere di attingere dalla Natura e dal Sole quanto di buono possono donargli, sperimentando in prima persona e non delegando ad altri il potere sulla propria salute e, quindi, sulla propria vita.

I problemi legati all’esposizione ai raggi ultravioletti possono derivare solo dalle variazioni brusche. Esporsi al sole di mezzogiorno in agosto, dopo un anno trascorso in ambienti chiusi e mal illuminati, per un tempo prolungato o nelle ore centrali della giornata, non può che produrre reazioni negative. Tuttavia, la soluzione non risiede nelle creme solari che schermano i raggi ultravioletti, ma nella preparazione preventiva, magari con un ciclo di esposizione a lampade a raggi U.V.A. e, quindi, in una graduale progressione del tempo di esposizione.